• Elisabetta Cena

Perchè una piscina per i cani? (prima parte)

Aggiornato il: 11 nov 2019




Perché una piscina per cani?

Me lo sento chiedere spesso, non senza un pizzico di sarcasmo.

La verità è che non mi sono svegliata un mattino dicendo “apro una piscina per i cani”, la verità è che ci sono arrivata con un percorso molto lungo e spesso molto doloroso.

Ho sempre amato i cani, e sono circa 20 anni che lavoro con e per loro. Mi sono licenziata da un lavoro a tempo indeterminato in una grande multinazionale, dove mi occupavo di risorse umane. Un bella dose di pazzia, in effetti, l’ho sempre avuta.

Ma volevo fare quello, volevo lavorare con i cani.

Tutto è cominciato quando nel 1999 è arrivata Thea nella mia vita: una cucciolona di rottwailer con tanti tanti problemi, sia di salute che di comportamento. Siamo andati ad una scuola di addestramento per capirci un pò di più, ma le cose non andavano proprio come avevo immaginato. Infatti ero capitata in una scuola di “cagnari” : la Thea sbagliava un esercizio e l’istruttore le tirava una catena di metallo addosso. Così alla terza lezione, scappo a gambe levate e me ne torno a casa, determinata più che mai a creare un rapporto con il mio cane, ma anche decisa a farlo in modo diverso. Come potevo pensare di instaurare un rapporto di fiducia e ascolto su un cane terrorizzato, passando per il lancio di una catena di ferro?

Così mi sono messa a cercare scuole cinofile con altri metodi educativi ( e credimi che nel 1999 era davvero difficile) e l’ho trovata vicino a Milano, dove per tanti tanti anni, ogni week end, andavo a osservare, capire, studiare, imparare come entrare nella testa dei cani. Da li in poi è stato un susseguirsi di stage, corsi, seminari; ma anche di 2 Master Universitari ( uno in Istruzione Cinofila e uno in Medicina Comportamentale per gli animali di affezione), di approfondimento agli sport cinofili, di competizioni, di successi , di collaborazioni con giornali e tv, di lavoro in canile e di preziose collaborazioni. La Thea è stata l’inizio di tutto, il mio lancio verso la realizzazione dei miei sogni.

Tutto questo però, ti dirai, cosa c’entra con la piscina?

C’entra perché la vita , quando tutto è tranquillo, quando hai ottenuto con grande fatica , dedizione e impegno tutto quello che volevi, si diverte a mischiarti le carte. Perché non c’è modo per sfuggire alla nostra strada, possiamo prendere sentieri o scorciatoie, ma alla fine, qualcosa o qualcuno, ti riporta sempre sulla via maestra.

Era il 2015, era appena morto il mio border Indy, e scopro che la mia Thanny, non solo è incinta, ma è prossima al parto. Panico da cuccioli!! Una esperienza meravigliosa, ma tanto tanto faticosa anche perché arrivata improvvisamente in un momento dove ero oberata di lavoro, reduce dal lutto per la perdita di Indy, e con tanti progetti avviati da portare avanti.

Ammetto di aver fatto fatica , all’ inizio, ad accettare di avere dei cuccioli per casa, perché per quanto belli e disarmanti, non erano il mio Indy, che mi ha lasciato a soli 8 anni.

Comincio da subito a cercare casa per i cuccioli: 4 border collie, di pura linea da lavoro, dovevano assolutamente andare a stare in famiglie sportive e attive, ovviamente, avendo io già 4 cani, non contemplo l’idea di tenerne uno.

Ma come dicevo, la vita di mischia le carte … e uno dei cuccioli comincia ad attrarre in modo particolare la mia attenzione. Non gli avevo neanche dato un nome, tanto lo deciderà la nuova famiglia, io mi limito a chiamarlo “Moretto”, perché è il più scuro di tutti. Lui ha qualcosa di speciale nei miei confronti: non va a giocare con i fratelli, ma viene a giocare con me. Non si butta sulla ciotola , ma corre verso di me, mi segue con lo sguardo, mi cerca di continuo. Ama interagire con me più che con gli altri cani, si addormenta sui miei piedi quando sono alla scrivania a studiare, anziché andare nella cuccia con i suoi fratelli. Lo porto al mio centro cinofilo e fra una lezione e l’altra cerco di conoscerlo meglio e comincio ad innamorami di lui, della sua allegria, del suo carattere dolcissimo, del modo in cui mi guarda, mi cerca, gioca con me. E mi sembra che stia nascendo un legame speciale, fatto di complicità, di condivisione, di comprensione. Ma , razionalmente , mi dico che non terrò un cucciolo, perché 5 cani sono troppi da gestire e non ne ho né il tempo, né le energie … e cerco di mettere a tacere quello che provo per lui.

E’ una domenica di fine luglio, sono a lavorare in canile in Romagna con la mia amica Marina. Ricevo una telefonata, di cui ricordo ancora ancora ogni parola: “Buongiorno , chiamo per i cuccioli, volevo sapere se il cucciolo Moretto è ancora disponibile”. “NO , NON LO E’, LUI NON E’ IN VENDITA”. Non so neanche come io abbia fatto a dire quelle parole, non avevo mai, consciamente, prima di allora, ammesso con me stessa di volerlo veramente tenere. Ricordo ancora la telefonata. Ricordo ancora il guidare come una pazza verso casa, la voglia di prenderlo in braccio e dirgli “ si, staremo insieme, si, non ti lascio andare via, si, sei il mio cane”. Un viaggio di 3 ore con il cuore che esplode dalla voglia di prenderlo in braccio, con la voglia di dirgli che aveva ragione lui, che sono felice e onorata che mi abbia scelta, e che se ne gestisco 4, uno in più non sarà un problema.

Moretto,( si , alla fine gli ho lascito questo nome), è assolutamente pazzesco. Nella vita quotidiana o nello sport si rivela il “mio” cucciolo, quello che senti nel cuore, quello che ti fa venire voglia di essere la migliore per stare al suo passo, quello che ti spinge a imparare sempre cose nuove perché lui tutte queste cose le sa già e sta cercando di insegnartele in tutti i modi.

Ma, come dicevamo prima, le carte della prossima mano, non saranno quelle vincenti.


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